IL BLOG DELLO SFOGO IRONICO ONIRICO CUTANEO VISCERALE SILENZIOSO URLATO BISBIGLIATO IN PUNTA DI PIEDI PLATEALE SOLITARIO CONDIVISO INTELLETTUALE POPOLARE COMMENTATO DIMENTICATO MA SEMPRE LIBERATORIO!
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Nando Gazzolo
Cara S.,
Siamo vicini alle feste ( !? ) di Natale e generalmente in questo periodo mi chiudo in casa perchè odio questa corsa al regalo, alle spese folli e ancor di più odio le dichiarazioni di chi compra e si lamenta che quest'anno i soldi non ci sono. Ma allora dico io " Che te compri ... Stattene a casa che è mejo ..." Non sapendo cosa fare mi seggo in poltrona e non riuscendo a concentrarmi sulla lettura di un buon libro a causa della mia latente depressione, mi metto a leggere un settimanale specializzato in gossip. Giornale fornitomi, con una settimana di ritardo, da mia sorella grande fruitrice del genere, che me li passa dopo averli letti. " Ma che stò a legge ? " In un primo momento credo di avere gli occhiali sporchi e non distinguo bene quello che c'è scritto in copertina. Pulisco le lenti e " FRIZZI : Ho sofferto per le ragadi " La notizia è così allettante che vado subito a leggere l'articolo su sei colonne con grande faccione di Frizzi al centro, a pagina 16. " Ho sofferto per 6 anni di ragadi anali " dichiara il noto presentatore. Mi viene subito in mente il grande capo indiano della trasmissione radiofonica 610 e come lui esclamo " e sti cazzi ? " Più avanti leggo che era talmente forte il bruciore che queste ragadi gli procuravano in quella parte nascosta del corpo,che una volta trattò male anche un giovanissimo concorrente di un gioco che lui presentava, ma il ragazzino non aveva nessuna colpa. Erano le ragadi a renderlo nervoso. In parole povere Jè rodeva er culo. Poi sobbalzo sulla poltrona quando scopro che il fatto risale a quindici anni addietro. " Porca pupazza, pure io ho sofferto d'emorroidi venti anni fà. Ma che o devo dì a quarcuno ? " Per fortuna il giornale ci risparmia la foto del culo di Frizzi, ma non la faccia...! Mi chiedo perchè, dopo tanti anni dare in pasto alla gente dei fatti così intimi e personali. Forse perchè il giornale paga bene queste notizie? O forse perchè si ha bisogno di apparire sulla carta stampata oltre che sul piccolo schermo? Butto il giornale da una parte e accendo la televisione. Nun c'è scampo manco quì! Cucuzza!! Dopo una sfilata di illustri sconosciute intervistate come fossero grandi dive, la maggior parte incinte, eccola la più presenzialista della televisione Carmen Di Pietro! Vorrei sapere che ha fatto e soprattutto che fa? E non siate maliziosi... Intendo dire che fa per vivere... E daje. Nun sapete pensà altro! Voglio dì " Che fa in televisione... oltre che l'ospite? S' è mai vista al cinema, oltre che come spettatrice? " Mistero. E Cucuzza che continua a dire: " Che carina..." Poi passiamo ad un altro collegamento in diretta dalla provincia di Avellino. Tra una folla plaudente di dodici persone su un palchetto allestito con due sedie ricoperte da un lenzuolo, in tutta la sua magnificenza, appare lui, il trionfatore dell'Isola dei famosi, colui che tutti si sono chiesti " Ma chi è? " Nicola Canonico! E' al centro della piazza del suo paese e quando inizia la diretta, a un cenno dell'assistente di studio, quei pochi compaesani cominciano a scandire NI CO LA NI CO LA ... E lui, come fosse un capo di stato in visita ufficiale con le mani li zittisce e urla " Non dovete fare così, io vi ringrazio, ma sono uno semplice, sono uno come voi... sono uno qualsiasi..." Che delusione. E io che pensavo che fosse Dio! Spengo anche la televisione. Forse è arrivato il momento di andare a dormire.
Come si chiamano quei momenti in cui contemporaneamente accade la cosa più bella e quella più brutta? Come uno che si accorge di aver vinto il primo premio della lotteria un attimo prima di essere travolto da uno tsunami!
Qualche tempo fa sono andata a visitare un istituto di ragazzi. Credevo di portare il mio aiuto, magnanima pazienza, generosa partecipazione, l'elemosina del mio prezioso tempo libero, in una sola parola, carità. Col tempo mi sono resa conto che non era così. Questi ragazzi sono ricchi. Non possiedono milioni, no, non hanno letto quantità di libri, non hanno un copioso bagaglio culturale, non hanno quegli interessi o hobby che ritengo irrinunciabili. Probabilmente non diventeranno mai vecchi. Ma frequentandoli, parlando con loro, ho scoperto che si può essere fantastici anche senza saper usare il computer, andare in vacanza, studiare, vestirsi all'ultima moda. Sono capaci con osservazioni semplici di far notare l'ovvietà di situazioni che magari per me rappresentano dei rompicapi. Hanno un'ironia che non ho riscontrato in tante altre persone conosciute in altri ambienti che dovrebbero essere ben più stimolanti di quello in cui vivono loro. Hanno la saggezza dei puri di spirito, piccole meschinità che però fanno tenerezza per la loro innocenza. Non so da dove prendono tutta questa ricchezza, forse da quel cromosoma in più che è un handicap dal punto di vista fisico, ma un dono per la loro umanità, fatto sta che hanno demolito la mia convinzione di essere superiore e fortunata, la mia carità pelosa, e sono stati loro a fare volontariato nei miei confronti, loro hanno aiutato me, e molto, donandomi parte del loro smisurato tesoro interiore. Lo fanno ogni volta che vado a trovarli, più spesso che posso, perchè la gioia e i sorrisi con cui mi accolgono sono diventati una necessità per me. E quando dico donato lo dico sul serio, perchè non hanno la malizia di chiedere qualcosa in cambio.
So che questo tecnicamente non è uno sfogo, in questo spazio ci si dovrebbe lamentare di ciò che non ci va a genio, ma qualche volta si può fare un'eccezione e liberarsi facendo partecipi altri di esperienze meravigliose che fanno bene all'anima, e che, se volete diventare veramente e immensamente ricchi, consiglierei a tutti.
La settimana scorsa, vittima di una interminabile fila alle poste, pregustavo già un post di sfogo sull'incapacità di gestire in maniera indolore i cambi di turno agli sportelli, quando la mia attenzione è stata catalizzata da un evento che mi ha provocato una rabbia silenziosa e sconcertante.