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lunedì, giugno 30, 2008
FIGLI DI… S.AGOSTINO

S.Agostino Saccà Protettore delle FictionMi colpisce una cosa in tutto questo disgustoso papocchio delle intercettazioni tra Silvio Berlusconi e l'ex (ancora per poco) Dg Rai Agostino Saccà. Non è lo squallido rito delle raccomandazioni per questa, quella o quell’altra mignotta, né tantomeno il timore, anzi di più, la paura, che sembra avere il Presidente del Consiglio nei confronti di una in particolare, che potrebbe essere pericolosa (perché?) quindi meglio accontentarla, quanto mi stupisce, invece, leggere che Simona Izzo abbia telefonato a Gianni Letta per raccomandare suo figlio Francesco Venditti ad Agostino Saccà.
Se uno, che è già figlio di…, che tra film e fictions di cose ne ha già fatte parecchie, se uno come lui per lavorare è costretto a far telefonare la mammina a Gianni Letta per farsi raccomandare a Saccà tramite nientepopodimenoche il Presidente del Consiglio, significa tre cose:
a)     Come attore non devi valere granché, se dopo tutto quello che hai fatto hai ancora bisogno di spinte per lavorare!
b)     Tutti quelli che non sono figli di…, non hanno praticamente speranza di riuscire a fare qualcosa nonostante meriti e talenti!
c)     Se un Presidente del Consiglio si espone per raccomandare delle attricette, e ci vuole coraggio a chiamarle tali, vuol dire che il livello raggiunto dalla politica in questo paese è veramente basso!
Ci vorrebbero delle… confessioni! Ma quello era un altro Santo!

Postato da: zot a 23:33 | link | commenti (8)
italia, politica, attori, usi e costumi, santi, berlusconi, società, rai , tv

sabato, giugno 28, 2008
SATURNO CONTRO OZPETEK

SnobTutto è avvenuto in pochissimo tempo. Dieci minuti. Massimo quindici. I sintomi sono quelli di un attacco allergico: mi si chiude la gola, respiro affannoso, bruciori di stomaco, inizio a rosicchiarmi nervosamente le unghie, raffica di starnuti. Eppure non abbiamo mangiato nulla di strano, il salotto non è stato improvvisamente invaso da una nube di polline e polvere, non abbiamo avuto incontri ravvicinati con insetti esotici. Avevamo solo deciso di vedere Saturno contro di Ferzan Ozpetek! Lo so, scatenerò le ire dei suoi tanti fans, ma io non sopporto i suoi film, l'atmosfera falsa che pervade ogni scena. E giuro che non mi è mai capitato di lasciare a metà un dvd o uscire dal cinema prima della fine. Con Ozpetek si tratta di un fastidio fisico, di una vera e propria reazione allergica! Già i film precedenti non mi avevano entusiasmato. I protagonisti di questo sono, sin dalla prima inquadratura, soltanto dei personaggi, senza sfumature, e mai delle persone. Tutti sono rinchiusi in stereotipi che neanche il peggior qualunquista potrebbe immaginare!
C'è la coppia gay, la quarantenne frustrata, l'amica mignotta e drogata, il bisex che tutti si vogliono fare, il maritino con l'amante. Dov'è l'anticonformismo? Dov'è la diversità del suo sguardo, per cui viene osannato come grande regista della nuova generazione italiana?
Se tutto si limita al fatto di aver raccontato storie di omosessuali, allora è sintomatico della situazione culturale primitiva in cui si trova il nostro paese. Questo cinema è, secondo me, estremamente rassicurante, medio borghese, nel senso più negativo del termine. I personaggi sono marionette che si muovono in un teatrino dove anche se sembrano attraversare crisi esistenziali non mettono in dubbio lo stato delle cose. Tutto è prevedibile, facile, lo spettatore non è obbligato a porsi domande, deve solo guardare. I dialoghi sono fastidiosi come le chiacchiere di un salotto radical-chic.
Per il dolore si piange, per il resto si sorride. E basta, cosa c'è sotto non interessa.
Valga come esempio il dialogo tra Accorsi e Favino.
Il primo scoppia a piangere e l'altro gli chiede se ha dei problemi al lavoro. Accorsi dice di si, e l'altro cosa gli risponde?... "E allora cambialo".
Non ho voglia di stare a guardare. I miei occhi hanno voglia di riflettere.
Cerco il telecomando e premo il tasto STOP.

Postato da: giraffamatta a 18:51 | link | commenti (5)
italia, cinema, arte e cultura, attori, ozpetek, società

lunedì, aprile 14, 2008
ESSERE O NON ESSERE

Gian Maria VolontéSpesso sento dire: “Hai visto quanto è bravo quell’attore?” Oppure: “Non era male in quel film”. E ancora: “Fra tutti quanti, lui è stato sicuramente il più bravo!”. “Era proprio vero!”. Vorrei riflettere su certi giudizi che a mio avviso esprimono perfettamente un vuoto culturale e professionale. È chiaro che se la qualità media degli attori di oggi è bassa, basta poco ad esaltare un piccolo talento, basta poco a confondere un attore mediocre con uno bravissimo. Se il metro è falsato il giudizio non può che essere sfasato. Ecco che poi si fanno certi nomi (che non sto a fare qui) indicandoli come promesse del cinema, come persone che “ne hanno fatta di strada!”.  Vi suggerisco di vedere un paio di film: “La classe operaia va in paradiso” e “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. A prescindere dal fatto che sono due film bellissimi e girati molto bene, è sconvolgente vedere come Gian Maria Volonté, più o meno nello stesso anno (siamo nel 1970) interpreta due personaggi così lontani fra loro, regalando a ciascuno di essi un’anima indiscutibile, credibile, perfetta! L’attore è. L’attore si fonde, si trasforma, si dà!
E non mi si venga a dire che non tutti possono essere dei geni. Certo, l’eccellenza è per pochi (fortunatamente) ma l’onestà con cui svolgere il proprio lavoro dovrebbe essere obbligatoria  per tutti. È questo che manca, l’onestà! Se per anni sei costretto a mangiare merda, appena ti offrono un cracker sei convinto che quello sia il pasto più buono del mondo… ma è evidente che non è così!
Buona visione!

Postato da: zot a 10:17 | link | commenti (3)
cinema, arte e cultura, attori, recitazione

giovedì, aprile 03, 2008
L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL NON ESSERE!

Vuoto nellCome la bellezza possa rivelarsi inutile …soprattutto alla radio!
Ospite a Viva Radio 2, Monica Bellucci si rivela capace di emettere soltanto gridolini, sospiri, risatine e sensuali sussurri. E quelle poche frasi che ci concede sono arricchite da pittoreschi errori grammaticali!
Al maestro Fava-Fiorello dice: “sono onorata di fare questo DUO con lei”….
Lo stesso Fiorello di fronte alla totale assenza di risposte da parte della bella Monica le chiede il suo cognome…almeno a questo potrà e saprà rispondere!!
Il senso dell’umorismo non è un dono concesso a tutti, si sa, ma la totale assenza di personalità e carattere è insopportabile! E anche Fiorello e Baldini restano vittime della sua completa incapacità di collaborazione durante la trasmissione!
Ma sai che c’è…menomale che i francesi l’hanno adottata!
Non ne sentiamo di certo la mancanza!
Ci bastano le sue foto sui giornali, almeno il silenzio è giustificato!

Postato da: giraffamatta a 15:38 | link | commenti (2)
cinema, personaggi, radio, attori

lunedì, gennaio 14, 2008
IDDU

Robert De NiroL’ultimo padrino.
Forse è vero, Provenzano può essere definito l’ultimo padrino, nel senso di ultimo rappresentante di una mafia antica, silenziosa e terribilmente efficace…
L’ultimo padrino, la fiction su Provenzano in onda su Canale 5, è invece l’ultima delle schifezze, della quale avremmo fatto volentieri a meno.
Non è di Michele Placido che sto parlando. Lui è bravo, ma da solo non basta. Un film è il risultato di un insieme di maestranze… Maestranze, appunto… E se un attore bravo è circondato da merda il risultato non lo fa l’attore!
Sopravvoliamo (come direbbe Guzzanti) su sceneggiatura, regia, fotografia. La solita pappetta riscaldata che cavalca la cronaca del momento a caccia di ascolti.
Ma perché Daniele Pecci? Perché?! A parte il fatto che più lo guardo e più mi sembra la brutta copia di Raoul Bova, voce compresa! Ma poi, come l’hanno conciato? Sembra un fumetto americano anni trenta! Capelli impomatati, gilet… Che c’azzecca?
Una macchietta!
Insuperabile quando ammicca in camera da presa, alla ricerca di espressioni plastiche.
Incredibile l’accento! Recita (per modo di dire) quasi sempre in romano, è evidente, basta ascoltarlo, poi improvvisamente, in una frase recitata senza alcuna inflessione o cadenza, ci butta dentro un “iddu” per rendere credibile il “suo” siciliano. Certo, basta un iddu ogni tanto, una vocale aperta qui, una lì… che ce vole a parlà siciliano?!
Insopportabile.
Io direi, invece, “L’urtimo dei padrini”, nell’accezione popolare del termine, quegli insulti di una volta che avevano un sapore genuino, schietto… “Anvedi questo! Ma chi é? L’urtimo dei padrini?!
Mantanavai!!?

Postato da: zot a 19:31 | link | commenti (4)
arte e cultura, attori, recitazione, tv