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sabato, giugno 28, 2008
SATURNO CONTRO OZPETEK

SnobTutto è avvenuto in pochissimo tempo. Dieci minuti. Massimo quindici. I sintomi sono quelli di un attacco allergico: mi si chiude la gola, respiro affannoso, bruciori di stomaco, inizio a rosicchiarmi nervosamente le unghie, raffica di starnuti. Eppure non abbiamo mangiato nulla di strano, il salotto non è stato improvvisamente invaso da una nube di polline e polvere, non abbiamo avuto incontri ravvicinati con insetti esotici. Avevamo solo deciso di vedere Saturno contro di Ferzan Ozpetek! Lo so, scatenerò le ire dei suoi tanti fans, ma io non sopporto i suoi film, l'atmosfera falsa che pervade ogni scena. E giuro che non mi è mai capitato di lasciare a metà un dvd o uscire dal cinema prima della fine. Con Ozpetek si tratta di un fastidio fisico, di una vera e propria reazione allergica! Già i film precedenti non mi avevano entusiasmato. I protagonisti di questo sono, sin dalla prima inquadratura, soltanto dei personaggi, senza sfumature, e mai delle persone. Tutti sono rinchiusi in stereotipi che neanche il peggior qualunquista potrebbe immaginare!
C'è la coppia gay, la quarantenne frustrata, l'amica mignotta e drogata, il bisex che tutti si vogliono fare, il maritino con l'amante. Dov'è l'anticonformismo? Dov'è la diversità del suo sguardo, per cui viene osannato come grande regista della nuova generazione italiana?
Se tutto si limita al fatto di aver raccontato storie di omosessuali, allora è sintomatico della situazione culturale primitiva in cui si trova il nostro paese. Questo cinema è, secondo me, estremamente rassicurante, medio borghese, nel senso più negativo del termine. I personaggi sono marionette che si muovono in un teatrino dove anche se sembrano attraversare crisi esistenziali non mettono in dubbio lo stato delle cose. Tutto è prevedibile, facile, lo spettatore non è obbligato a porsi domande, deve solo guardare. I dialoghi sono fastidiosi come le chiacchiere di un salotto radical-chic.
Per il dolore si piange, per il resto si sorride. E basta, cosa c'è sotto non interessa.
Valga come esempio il dialogo tra Accorsi e Favino.
Il primo scoppia a piangere e l'altro gli chiede se ha dei problemi al lavoro. Accorsi dice di si, e l'altro cosa gli risponde?... "E allora cambialo".
Non ho voglia di stare a guardare. I miei occhi hanno voglia di riflettere.
Cerco il telecomando e premo il tasto STOP.

Postato da: giraffamatta a 18:51 | link | commenti (5)
italia, cinema, arte e cultura, attori, ozpetek, società

giovedì, giugno 26, 2008
ITALIAN DREAM

Italian dreamIl Nuovo Cinema Aquila, sequestrato alla criminalità organizzata, viene restituito ai cittadini e alla vita culturale della città. Il Cinema è gestito da una Cooperativa Sociale. Ieri sera, nell’ambito degli eventi per l’inaugurazione di questo nuovo spazio c’era la proiezione del film “Italian dream” di Sandro Baldoni. Come molte pellicole italiane anche questa ha faticato non poco a trovare una distribuzione, ma il Nuovo Cinema Aquila mette a disposizione gratuitamente una delle sue sale per promuovere il film! È previsto un incontro con il regista, un paio di domande e la proiezione. Entriamo. Il poster del film di Baldoni è stato appiccicato su quello più grande di Indiana Jones, un tocco di classe! Al bancone della cassa una signorina invita a testimoniare la propria presenza lasciando nome, cognome, email. La cosa assurda è che ognuno deve scrivere i propri dati su un foglio A4… Uno spreco di carta inutile. Ci invitano ad entrare per prendere posto, sono in ritardo, devono proiettare un cortometraggio e poi c’è il film. La sala è piccola ma è stata concepita da un genio! È piena di poltrone, circa 50 fin sotto lo schermo, a circa un metro. La prima fila in realtà è parte dello schermo stesso! Inclino la testa di circa 90° all’indietro… Inizia il corto. Evito qualsiasi commento. Si accendono le luci. La sala è piena ma sono ancora molte le persone che devono entrare e trovare un posto che non c’è. L’organizzatore bofonchia qualcosa, poi tra lo stupore generale dice: “Scusate, non è che qualcuno di voi… magari deve andar via? No, eh? Certo, averlo saputo prima che venivano tutte queste persone…”. (???!!!) Parte un applauso ironico con tanto di complimenti per la bella organizzazione. L’organizzatore replica dicendo che non si aspettava una tale affluenza di pubblico e che comunque hanno messo a disposizione gratuitamente la sala! Che tristezza! Come si fa a non sapere che solo una troupe cinematografica è composta da un minimo di 30, 40 e più persone?! E tu organizzi la proiezione nella sala-stanzino, senza far uscire il pubblico delle precedenti proiezioni?! Lo strano gestore, nonché operatore video della simpatica seratina, chiama il regista sotto lo schermo per spendere due parole sul film. Ma non sarà lui a formulare le domande, bensì un’altra persona. Si avvicina un tipo… impresentabile! Va bene la solidarietà sociale, ma tutto ha un limite. Il personaggio è in tuta, ha una maglietta sudicia, unta, ma soprattutto non sufficiente a coprire l’enorme pancia che lo precede. Accende il microfono e con un agghiacciante difetto di pronuncia (al confronto Muccino ha una dizione perfetta) inizia il dibattito dando del giovane regista italiano ad uno uomo di circa 55 anni… Il regista schiva a testa bassa l’imbarazzo del momento. Parla senza rispondere ad alcuna domanda. La presenza dell’intervistatore è sempre più inutile e nociva. Arriva anche l’attrice, nonché moglie del regista. Le viene dato il microfono accompagnato da un “di qualcotttzzza tzul film”. Anche lei è molto brava a reagire all’idiozia surreale che aleggia nell’aria. Un “basta” del regista (cosa avrà voluto dire?) chiude l’incontro. Si spengono le luci. Mi riposiziono con la testa inclinata all’indietro tipo contorsionista bulgaro. Improvvisamente un vento gelido della Siberia pervade la sala. È l’aria condizionata. Non so come, ma resisto e riesco a vedere tutto il film. Bello. Se potete andate a vederlo, ma al cinema Fiamma. Usciamo. Mentre penso che forse sarebbe meglio restituire il cinema Aquila alla criminalità organizzata, mi accorgo che sto guardando le stelle… Ci vorranno alcune ore per riportare il collo ad una posizione naturale. Il mio Italian Dream? Non è Italian!

Postato da: zot a 08:09 | link | commenti (2)
italia, cinema, arte e cultura

lunedì, aprile 14, 2008
ESSERE O NON ESSERE

Gian Maria VolontéSpesso sento dire: “Hai visto quanto è bravo quell’attore?” Oppure: “Non era male in quel film”. E ancora: “Fra tutti quanti, lui è stato sicuramente il più bravo!”. “Era proprio vero!”. Vorrei riflettere su certi giudizi che a mio avviso esprimono perfettamente un vuoto culturale e professionale. È chiaro che se la qualità media degli attori di oggi è bassa, basta poco ad esaltare un piccolo talento, basta poco a confondere un attore mediocre con uno bravissimo. Se il metro è falsato il giudizio non può che essere sfasato. Ecco che poi si fanno certi nomi (che non sto a fare qui) indicandoli come promesse del cinema, come persone che “ne hanno fatta di strada!”.  Vi suggerisco di vedere un paio di film: “La classe operaia va in paradiso” e “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. A prescindere dal fatto che sono due film bellissimi e girati molto bene, è sconvolgente vedere come Gian Maria Volonté, più o meno nello stesso anno (siamo nel 1970) interpreta due personaggi così lontani fra loro, regalando a ciascuno di essi un’anima indiscutibile, credibile, perfetta! L’attore è. L’attore si fonde, si trasforma, si dà!
E non mi si venga a dire che non tutti possono essere dei geni. Certo, l’eccellenza è per pochi (fortunatamente) ma l’onestà con cui svolgere il proprio lavoro dovrebbe essere obbligatoria  per tutti. È questo che manca, l’onestà! Se per anni sei costretto a mangiare merda, appena ti offrono un cracker sei convinto che quello sia il pasto più buono del mondo… ma è evidente che non è così!
Buona visione!

Postato da: zot a 10:17 | link | commenti (3)
cinema, arte e cultura, attori, recitazione

martedì, marzo 18, 2008
FILM A CATENA

Se soLo so... nun me faccio senti' da 'n po' ma me faccio perdona' co' sta riflessione, va bene? Federico Moccia: allora, uno che infila, in questo ordine, "3 Metri Sopra il Cielo", "Ho Voglia di Te" e "Scusa se ti chiamo Amore"... va internato. Cioè: ne pò passà uno, ma tre è troppo! E magari ci diranno pure che dovemo esse' contenti che ci so' autori come lui, così i ragazzi leggono! I ragazzi leggono?! Li mortacci vostra se questa è lettura! E ce fanno pure i film co' 'ste stronzate? E la gente li va a vede'? Ce stanno a rovina' i muri delle città co' quei titoli, ecco che fanno i mocciosi... inzozzano! e dove li mettiamo i tanti lucchetti di Scamarcio che stanno comparendo ovunque? E basta!  'A Moccia?! Te lo posso da' un titolo pe' 'l prossimo libro tuo? Giuro che me lo compro! L'ho pensato pe' l'autobiografia: "4 Metri Sotto Terra", come lo vedi? >:-P
Fate i bbravi, Nico.

Postato da: NicoToscani a 19:00 | link | commenti (5)
libri, cinema, arte e cultura

lunedì, gennaio 21, 2008
IL VASO DI EUFRONIO E IL CERVELLO DI RUTELLI

Il vaso di RutelliSu Mastella non voglio scrivere nulla, sprecherei solo del tempo. Non ho voglia di ripetere sempre le stesse cose. Quello che è grave, anzi gravissimo, è il quasi totale sostegno che questo signore ha ricevuto da destra a sinistra… scusate, mi viene da vomitare!
“Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?” cantava riempiendoci il cuore Giorgio Gaber!
Invece due parole su Rutelli vanno spese!
Ospite del Tg1, esordisce dicendo “Chi glielo avesse detto, a Eufronio, che si sarebbe trovato dentro al Tg1, 2.500 anni fa!”.
E sai che cazzo gliene fregasse a Eufronio di ritrovarsi “dentro” al tg1?!
Invito il ministro a recarsi a Napoli con il suo vaso, salire in cima a un cumulo qualsiasi di spazzatura e ripetere le belle parole spese in nome dell’Italia! Il resto verrà da sé!
Perché meritiamo un ministro come Rutelli? Con 45 milioni di euro di finanziamento (novanta miliardi delle vecchie lirette) non è riuscito a creare e mantenere online il portale italiano www.italia.it, che infatti ha chiuso i battenti! Un sito da lui fortemente voluto per promuovere il nostro paese. Chi non ricorda l’imbarazzante inglese di Rutelli nel video promozionale di questo sito fantasma?!
Ovviamente non una parola è stata spesa al riguardo… Ma lui va in giro con il vaso…
Sempre al Tg, lo stilista Valentino ha detto: “L’italia va sempre a fondo, ma poi torna a galla.”
Esattamente come la merda!

Postato da: zot a 17:23 | link | commenti (3)
politica, personaggi, arte e cultura, usi e costumi, società

lunedì, gennaio 14, 2008
IDDU

Robert De NiroL’ultimo padrino.
Forse è vero, Provenzano può essere definito l’ultimo padrino, nel senso di ultimo rappresentante di una mafia antica, silenziosa e terribilmente efficace…
L’ultimo padrino, la fiction su Provenzano in onda su Canale 5, è invece l’ultima delle schifezze, della quale avremmo fatto volentieri a meno.
Non è di Michele Placido che sto parlando. Lui è bravo, ma da solo non basta. Un film è il risultato di un insieme di maestranze… Maestranze, appunto… E se un attore bravo è circondato da merda il risultato non lo fa l’attore!
Sopravvoliamo (come direbbe Guzzanti) su sceneggiatura, regia, fotografia. La solita pappetta riscaldata che cavalca la cronaca del momento a caccia di ascolti.
Ma perché Daniele Pecci? Perché?! A parte il fatto che più lo guardo e più mi sembra la brutta copia di Raoul Bova, voce compresa! Ma poi, come l’hanno conciato? Sembra un fumetto americano anni trenta! Capelli impomatati, gilet… Che c’azzecca?
Una macchietta!
Insuperabile quando ammicca in camera da presa, alla ricerca di espressioni plastiche.
Incredibile l’accento! Recita (per modo di dire) quasi sempre in romano, è evidente, basta ascoltarlo, poi improvvisamente, in una frase recitata senza alcuna inflessione o cadenza, ci butta dentro un “iddu” per rendere credibile il “suo” siciliano. Certo, basta un iddu ogni tanto, una vocale aperta qui, una lì… che ce vole a parlà siciliano?!
Insopportabile.
Io direi, invece, “L’urtimo dei padrini”, nell’accezione popolare del termine, quegli insulti di una volta che avevano un sapore genuino, schietto… “Anvedi questo! Ma chi é? L’urtimo dei padrini?!
Mantanavai!!?

Postato da: zot a 19:31 | link | commenti (4)
arte e cultura, attori, recitazione, tv

lunedì, dicembre 24, 2007
LA PIOVRA COI BAFFI

Piovra coi baffiÈ vero che oramai i teatri, così come i vecchi e gloriosi teatri di posa, sono diventati succursali della televisione. Cinecittà è un nome vuoto che non rispecchia più la reale produzione degli Studios; forse dovremmo chiamarla diversamente, perché di Cine… non è rimasto molto!
Per quelli come me è un fenomeno molto difficile da digerire, ma i tempi sono quelli che sono… e pazienza. Ma il teatro, no. Il teatro rimane ai miei occhi uno spazio antico, magico, che va soprattutto rispettato. Certo, il rispetto non viaggia insieme al profitto, ma ci sono occasioni in cui il profitto dovrebbe farsi da parte proprio in nome di un antico valore che merita ancora rispetto, soprattutto se quello spazio è abitato da un grandissimo attore. Invece la tracotanza di certi personaggi non conosce limite. Tutto quello che si può arraffare si arraffa, costi quel che costi. Unica regola: badare ai propri interessi (economici). “C’era una volta Gigi Proietti” potrebbe essere il titolo di una nuova favola da raccontare (magari ai nipotini di nonno Maurizio), una favola moderna con tutti i personaggi classici delle favole, compreso il mostro, in questo caso magistralmente interpretato da Maurizio Costanzo.
Ricordate? Improvvisamente, dopo stagioni di grande successo, scade l’affitto del Brancaccio e contemporaneamente il proprietario delle mura si accorda con Costanzo come nuovo direttore artistico. Quest’ultimo non ha neanche il tempo di fare una telefonata a Proietti. Il pubblico romano si ribella. Scatta una protesta coi fiocchi, il Brancaccio è assediato da un pubblico sconcertato, che non comprende le ragioni di questo “sfratto esecutivo” nei confronti di un grande artista nazionale, amato e rispettato, un attore capace di riempire mezzo stadio. Costanzo finge di tirarsi indietro, bofonchia qualcosa circa la mancata telefonata a Proietti dicendo che non ebbe il tempo… povero!
Ebbene tutti sappiamo com’è finita. Gigi se n’è andato, e chi c’è al suo posto come primo spettacolo in cartellone? Un musical firmato dallo stesso Costanzo insieme a Vaime dal titolo “A un passo dal sogno” con i ragazzi di Amici di Maria De Filippi, Platinette e, udite udite, Paolo Calissano nella parte di un insegnante di recitazione! (Il massimo della perversione)
Non tutto è quello che sembra, e Maurizio Costanzo è tutto, tranne quello che sembra. Il mio sogno sarebbe quello di una platea che si ribellasse a tale sopruso. Un pubblico attento, partecipe e giudice, che a suon di ortaggi, condannasse alla fuga la scalcagnata compagnia di turno.

Postato da: zot a 14:41 | link | commenti (2)
personaggi, arte e cultura, società, tv

sabato, dicembre 15, 2007
IL CONTE MATRIX

Vittorio De SicaQuanto costerà una puntata di Matrix? Credo non poco. Ma che cos’è Matrix? Un programma di approfondimento. E che cosa c’è da approfondire sul film “Natale in crociera”? Mah… Perché imbastire tutta una puntata di Matrix, se non per pubblicità? Solo che non si tratta di uno spot qualunque, è tutta una trasmissione dedicata al film. Un mega spot pubblicitario travestito da trasmissione di approfondimento. Questo, a casa mia, si chiama “marchettone”, ma di quelli sfacciatamente imponenti. Il bravo conduttore non faceva altro che battute (pessime) a sfondo sessuale. Insopportabilmente… becero e sguaiato! Un continuo. Tanto è vero che il bravo attore Fabio De Luigi ha detto più volte a Mentana che i comici dovrebbero essere loro, gli ospiti che ha invitato e non lui, il conduttore. Ma Enrico Mentana era troppo eccitato per mantenere un contegno professionale. Lanciava le sequenze del film, introducendole come rare perle di comicità. Spiegava la trama del film come se fosse un intricatissimo capolavoro del cinema italiano. Mentana era veramente ridicolo.
Immaginavo un mio ex Prof. di Linguaggio Cinematografico, persona seria e pedante, me lo immaginavo tenere la sua solita lezione, ma invece di analizzare film di Antonioni, Fellini e Godard, si dedicava alla seria analisi di film natalizi. Che spasso!
Navigate, gente, navigate che è meglio!

Postato da: zot a 17:24 | link | commenti
personaggi, arte e cultura, società, tv

lunedì, novembre 12, 2007
MA IL CIELO È SEMPRE PIÙ BLU!

TVDomenica sera decido di guardare Rino Gaetano su Rai Uno. Contro i mille e più pregiudizi che albergano in me contro le cosiddette fictions, vuoi per l’argomento, vuoi per Claudio Santamaria che ho sempre apprezzato, in uno slancio di coraggio mediatico, anziché fuggire su internet decido di mettermi davanti alla tv.
Giuro che non mi aspettavo di vedere chissà cosa, le mie pretese di spettatore erano e sono modeste, soprattutto nei confronti di questi… prodotti. Ebbene… dopo appena pochi secondi dall’inizio della "fiscion" mi tocca vedere un Claudio Santamaria che beve in maniera fintissima da una bottiglia di whisky evidentemente vuota… Accuso subito il colpo, rimango allibito.
Ma vado avanti. E vedo: il padre di Rino che ha sempre la stessa età, sia quando il figlio ha dieci, quindici anni, sia quando ne ha venticinque, trenta. I genitori stessi sono rappresentati con degli stereotipi di una banalità pazzesca. La cosa più grave, più evidente, secondo me, è proprio la totale assenza di credibilità. Vogliamo parlare della scenografia? Non c’è cosa più terribile per lo spettatore di accorgersi della finzione scenica. La fotografia? Un piattume… mi piacerebbe dire mai visto, invece è il solito piattume delle "ficzion" italiane… I dialoghi poi…
Infine, almeno fin dove ho resistito, ho visto un Rino Gaetano triste, tristissimo, apatico direi… mah! Poi ho spento e ho visto Scoop di W.Allen, avete presente quei film…veri, con veri attori, realizzati da veri registi, vere maestranze…
Aprite gli occhi, please!

Postato da: zot a 17:28 | link | commenti (5)
arte e cultura, tv

mercoledì, ottobre 17, 2007
UNA (SEMPRE PIÚ) COSTOSA DIPENDENZA

LibriQuando capito in una libreria difficilmente ne esco a mani vuote. Attratta da titoli, copertine, succinti ma intriganti riassunti, finisco sempre per comperare qualcosa. Adoro leggere, è come una droga! Qualche giorno fa ho preso "Le benevole", storia del Reich e dell'olocausto vista dalla parte degli aguzzini. Mi ha incuriosito, originale, un punto di vista magari discutibile ma di sicuro una storia diversa. L'ho carpito dallo scaffale, di corsa alla cassa ed era mio per  24 euro. L'ho detto, quando sono tra i libri sembro  drogata, non mi rendo conto, ma poi, uscita fuori... VENTIQUATTRO EURO!  Sono l'equivalente di quarantottomila lire. CINQUANTA SACCHI PER UN LIBRO! In un paese come il nostro, in cui la maggior parte della popolazione legge sì e no un libro l'anno, io che viaggio al ritmo di una sessantina circa, cosa devo fare, saltare i pasti per coltivare la mia passione? Beh, sì. Stavolta, come tante altre, ho saltato i pasti. Ma non è possibile. Una mia amica sostiene che i libri dovrebbero essere distribuiti gratis. Non è un'idea del tutto bislacca.  Non so, tipo "Il barone rampante"  (tanto per citarne uno) dovrebbe essere consegnato a tutti, come la tessera sanitaria. Però mi rendo conto che sarebbe inutile obbligare la gente a leggerlo. Si può apprezzare un capolavoro se lo si affronta per amore, per passione, non perchè costretti. E mi rendo anche conto che in un'economia di mercato l'editoria ha bisogno di entrate, perciò i libri si pagano, ma..... Insomma, anche a voler ripiegare sui tascabili (e quindi leggere una storia dopo mesi che è uscita), quelle che vengono definite "edizioni economiche" non scendono al disotto degli 8 euro (che sono sempre sedicimilalire, quanto costava un libro a prezzo intero fino a due-tre anni fa). E allora mi domando: cari Mondadori, Feltrinelli, Sellerio, Einaudi ecc. ecc., non vi sembra che forse la gente che rinuncia a comperarsi un vestito per investire in cultura meriterebbe maggior rispetto? Vogliamo rendere i prezzi un po' più accessibili (anche perchè credo che all'autore non vada che una piccola parte dei ricavi, quindi tutto il resto ve lo intascate voi)? O  finirà che persino leggere diventerà un passatempo per soli ricchi, il libro un bene di lusso. Dio ce ne scampi! Protestare? Smettere di leggere? Giammai. Per me è una dipendenza, e come per tutte le dipendenze, gli spacciatori... oops, gli editori, sanno bene che non perderanno mai la clientela, disposta perfino a digiunare pur di divorare storie, perciò se ne approfittano! Però, che diamine, finirò per rovinarmi.

Postato da: orcagna a 18:24 | link | commenti (5)
libri, vita, arte e cultura, societÃ