IL BLOG DELLO SFOGO IRONICO ONIRICO CUTANEO VISCERALE SILENZIOSO URLATO BISBIGLIATO IN PUNTA DI PIEDI PLATEALE SOLITARIO CONDIVISO INTELLETTUALE POPOLARE COMMENTATO DIMENTICATO MA SEMPRE LIBERATORIO!
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Nando Gazzolo
Mi colpisce una cosa in tutto questo disgustoso papocchio delle intercettazioni tra Silvio Berlusconi e l'ex (ancora per poco) Dg Rai Agostino Saccà. Non è lo squallido rito delle raccomandazioni per questa, quella o quell’altra mignotta, né tantomeno il timore, anzi di più, la paura, che sembra avere il Presidente del Consiglio nei confronti di una in particolare, che potrebbe essere pericolosa (perché?) quindi meglio accontentarla, quanto mi stupisce, invece, leggere che Simona Izzo abbia telefonato a Gianni Letta per raccomandare suo figlio Francesco Venditti ad Agostino Saccà.
Tutto è avvenuto in pochissimo tempo. Dieci minuti. Massimo quindici. I sintomi sono quelli di un attacco allergico: mi si chiude la gola, respiro affannoso, bruciori di stomaco, inizio a rosicchiarmi nervosamente le unghie, raffica di starnuti. Eppure non abbiamo mangiato nulla di strano, il salotto non è stato improvvisamente invaso da una nube di polline e polvere, non abbiamo avuto incontri ravvicinati con insetti esotici. Avevamo solo deciso di vedere Saturno contro di Ferzan Ozpetek! Lo so, scatenerò le ire dei suoi tanti fans, ma io non sopporto i suoi film, l'atmosfera falsa che pervade ogni scena. E giuro che non mi è mai capitato di lasciare a metà un dvd o uscire dal cinema prima della fine. Con Ozpetek si tratta di un fastidio fisico, di una vera e propria reazione allergica! Già i film precedenti non mi avevano entusiasmato. I protagonisti di questo sono, sin dalla prima inquadratura, soltanto dei personaggi, senza sfumature, e mai delle persone. Tutti sono rinchiusi in stereotipi che neanche il peggior qualunquista potrebbe immaginare!
Il Nuovo Cinema Aquila, sequestrato alla criminalità organizzata, viene restituito ai cittadini e alla vita culturale della città. Il Cinema è gestito da una Cooperativa Sociale. Ieri sera, nell’ambito degli eventi per l’inaugurazione di questo nuovo spazio c’era la proiezione del film “Italian dream” di Sandro Baldoni. Come molte pellicole italiane anche questa ha faticato non poco a trovare una distribuzione, ma il Nuovo Cinema Aquila mette a disposizione gratuitamente una delle sue sale per promuovere il film! È previsto un incontro con il regista, un paio di domande e la proiezione. Entriamo. Il poster del film di Baldoni è stato appiccicato su quello più grande di Indiana Jones, un tocco di classe! Al bancone della cassa una signorina invita a testimoniare la propria presenza lasciando nome, cognome, email. La cosa assurda è che ognuno deve scrivere i propri dati su un foglio A4… Uno spreco di carta inutile. Ci invitano ad entrare per prendere posto, sono in ritardo, devono proiettare un cortometraggio e poi c’è il film. La sala è piccola ma è stata concepita da un genio! È piena di poltrone, circa 50 fin sotto lo schermo, a circa un metro. La prima fila in realtà è parte dello schermo stesso! Inclino la testa di circa 90° all’indietro… Inizia il corto. Evito qualsiasi commento. Si accendono le luci. La sala è piena ma sono ancora molte le persone che devono entrare e trovare un posto che non c’è. L’organizzatore bofonchia qualcosa, poi tra lo stupore generale dice: “Scusate, non è che qualcuno di voi… magari deve andar via? No, eh? Certo, averlo saputo prima che venivano tutte queste persone…”. (???!!!) Parte un applauso ironico con tanto di complimenti per la bella organizzazione. L’organizzatore replica dicendo che non si aspettava una tale affluenza di pubblico e che comunque hanno messo a disposizione gratuitamente la sala! Che tristezza! Come si fa a non sapere che solo una troupe cinematografica è composta da un minimo di 30, 40 e più persone?! E tu organizzi la proiezione nella sala-stanzino, senza far uscire il pubblico delle precedenti proiezioni?! Lo strano gestore, nonché operatore video della simpatica seratina, chiama il regista sotto lo schermo per spendere due parole sul film. Ma non sarà lui a formulare le domande, bensì un’altra persona. Si avvicina un tipo… impresentabile! Va bene la solidarietà sociale, ma tutto ha un limite. Il personaggio è in tuta, ha una maglietta sudicia, unta, ma soprattutto non sufficiente a coprire l’enorme pancia che lo precede. Accende il microfono e con un agghiacciante difetto di pronuncia (al confronto Muccino ha una dizione perfetta) inizia il dibattito dando del giovane regista italiano ad uno uomo di circa 55 anni… Il regista schiva a testa bassa l’imbarazzo del momento. Parla senza rispondere ad alcuna domanda. La presenza dell’intervistatore è sempre più inutile e nociva. Arriva anche l’attrice, nonché moglie del regista. Le viene dato il microfono accompagnato da un “di qualcotttzzza tzul film”. Anche lei è molto brava a reagire all’idiozia surreale che aleggia nell’aria. Un “basta” del regista (cosa avrà voluto dire?) chiude l’incontro. Si spengono le luci. Mi riposiziono con la testa inclinata all’indietro tipo contorsionista bulgaro. Improvvisamente un vento gelido della Siberia pervade la sala. È l’aria condizionata. Non so come, ma resisto e riesco a vedere tutto il film. Bello. Se potete andate a vederlo, ma al cinema Fiamma. Usciamo. Mentre penso che forse sarebbe meglio restituire il cinema Aquila alla criminalità organizzata, mi accorgo che sto guardando le stelle… Ci vorranno alcune ore per riportare il collo ad una posizione naturale. Il mio Italian Dream? Non è Italian!
Nell'anno del signore 2008, devo dirvi la verità, l'ultima cosa che temo è il ritorno del fascismo, delle purghe, degli squadristi, anzi, ho paura che non aver mai deposto il cadavere del "Fascismo", sepolto dalla storia e dagli italiani ormai 60 anni fa, sia proprio il motivo principale della nostra conclamata stagnazione politica e, alla lunga, anche del tracollo della sinistra alle ultime elezioni.
Purtroppo quelli che non hanno saputo guardare avanti ma solo indietro, sono proprio coloro che continuano ad agitare questo spauracchio, forse perché paradossalmente è qualcosa che li ha tenuti a lungo in vita. Ho come l'impressione che mantenere in piedi l'imminente avvento del fascismo, sempre pronto e cazzuto, è servito spesso come collante, come appiglio per non scomparire.
Forse davvero ci meritiamo un altro dittatore, magari solo per "gestirlo" in maniera diversa da come è stato fatto con l'ultimo una volta tolto di mezzo.
Penso alla Spagna: quasi 40 anni di dittatura e poi il passaggio allo status attuale. E dove sono ora? Davanti a noi, in tutto, in grado di civilità, di pacificazione, di integrazione sociale, di sviluppo economico, tutto. Ormai ci parlano della Spagna ogni due giorni per dirci quanto sono bravi e belli!
Dopo la dittatura hanno saputo guardare avanti, e in soli 30 anni si sono democraticizzati, pacificati, facendo alternare vari governi con libere elezioni, e loro, proprio come noi, hanno una lunga storia di guerre, successioni, dominazioni, scontri fratricidi, divisioni, gestione complicata delle autonomie locali (più fanatiche e azioniste dei roboanti slogan legaioli).
In Spagna tutti riconoscono ad Aznar un buon governo, in primis l'attuale primo ministro Zapatero che ha conservato e ampliato alcuni suoi provvedimenti. Eppure, faccio solo un esempio, noi stiamo da mesi a sbatterci e a scendere in piazza per cosa? Qual è il "modello Spagna" da raggiungere? Importare da loro le unioni gay!
Be' - dai! - potevamo ambire ad altre cose prioritarie da risolvere, ai matrimoni omosessuali ci saremmo arrivati poi.
Niente, noi non ce la facciamo proprio, e allora avanti con lo sport nazionale: un po' chiagn' e fott', un po' qualunquista, un po' grillino, un po' fascista, un po' comunista, un po' lagnoso, un po' intellettuale, un po' cerchiobottista, un po' ponziopilatesco, un po' politically correct, un po' GF di Endemol, un po' Grande Fratello di Orwell, un po' complottisti, ma sempre un po'... di tutto un po'.
Se avessero quel pizzico di coraggio in più…! Eppure la faccia tosta di certo non gli manca. Cosa sarà a trattenerli dal mostrarsi fino in fondo? Il potere ce l’hanno, il consenso popolare è forte, il momento è quello giusto, eppure… Sarebbe più facile, sicuramente meno faticoso! Non capisco… Ogni giorno a dover spiegare di essere stati fraintesi, ogni giorno a fare i conti con la Costituzione, ogni giorno a difendersi da questo o quel giudice, da questo o quel giornalista… Quindi fare i salti mortali per imbavagliare la stampa e bloccare i processi, e far sembrare il tutto necessario non per sé ma per il paese… Non è facile, certo, merita il riconoscimento di un’arte a parte, ma è una faticaccia che si può e si deve risparmiare. Ma chi ve lo fa fare?! Silvio, Gianfranco, Ignazio!!! Gli italiani hanno bisogno di un uomo che li comandi a bacchetta, come tante pecore, un duce, un dittatore illuminato, qualcuno che prenda in mano la situazione e dica: Italiaani!!! Tanto a noi non ce ne frega niente se chi ci governa è un gran fijo de na mignotta, anzi, meglio! L’importante è essere chiari, però. Dovreste dire: “Signori, oggi l’Italia è più grande e più fascista di pria (Bravo!Grazie!) Questo paese ha bisogno di altri vent’anni…” E invece neanche il coraggio delle vostre idee…
Lo stupore mi avvolge rapidamente. Leggo la seguente notizia: “La presenza del capo della Casa Bianca ha bloccato tutti i ricoveri non urgenti, allo scopo di avere disponibilità di posti nel caso di feriti in seguito a possibili proteste". Un tale ha aspettato tre giorni per un trapianto di midollo… Un trapianto di midollo, mica una carie! Siccome arriva Bush, questo povero disgraziato, dopo essersi precipitato in ospedale per il ricovero, dopo tre giorni durante i quali gli hanno fatto tutte le analisi del caso, al terzo giorno gli dicono che deve aspettare altri tre giorni perché l’ospedale si deve preparare ad accogliere eventuali feriti di non si sa quali proteste contro Bush…
Pensavo fosse uno sfizio e invece… Dopo anni di astinenza, un bel giorno, senza una precisa ragione, decisi di riprenderla. Pensai: “Ma si! Ogni tanto… La tengo a casa, così se viene qualcuno posso offrire qualcosa, che non c’è mai niente…” E invece da quel giorno, nuovamente, mi ritrovo dipendente. A casa, c’è sempre. Se sto fuori, la prendo al momento. Non posso farne a meno. Lo sfizio, in realtà è un vizio! Pranzo, cena, a volte anche la mattina! Sto cercando di reagire, giuro! In questa personale lotta contro il vizio, quello che mi domando, è: “Possibile che sono riuscito a smettere di fumare le sigarette, ma non riesco a smettere di bere la Coca Cola?!!!”
Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada! Devo sorridere qualunque cosa accada!
"L'attività del governo non può che compiacere il Papa e la sua Chiesa". Parole pronunciate ieri da Berlusconi in occasione della sua visita in Vaticano.. Non aggiungo altro, se non che sono rabbrividita. Quel "compiacere" ha qualcosa di sinistro. Mi sembra presago di un futuro che temo. E lo temo proprio perché vivo in questo paese, che amo molto ma mi riesce sempre più difficile tollerare. Anzi... proprio quando vivevo in Olanda, dopo un po' il silenzio, il verde, le biciclette, la troppa civiltà e il cielo coperto mi avevano stancata.. Mi mancava quell'aria greve di passato e di storia che si sente (nel vero senso della parola) quando sei qui, in Italia.. e così non vedevo l'ora di tornare, tornare e restarci a lungo prima di un'altra partenza e lunga permanenza.. Era dicembre quando sono tornata... Ma già dopo due mesi volevo scappare, di nuovo, inesorabilmente. E ho capito perché: io amo il mio paese quando sono lontana e ne sento una mancanza che mi strugge e mi dilania nel profondo, davvero. Ma non lo tollero più.. Mi esàsperano le contraddizioni quotidiane, l'inciviltà che regna sovrana nella patria della cultura (che credo sia ormai diventato un luogo comune, perché di cultura ne vedo pochissima in giro), e l'ignoranza foriera di meschinità e quant'altro. Il governo vara leggi che solo noi cittadini dobbiamo rispettare, perché "loro" ne sono esenti.. Allora, proprio per la coesistenza di messaggi che non coincidono con i metamessaggi (scusate, ma sono "rimasugli" dell'esame di sociologia), per evitare di diventare schizofrenica (proprio perché la schizofrenia è un modo del nostro cervello per metabolizzare il doppio messaggio), vado. Ma torno. Sto bene per un po', ma poi ho necessità di ripartire perché non ce la faccio. E' un rapporto strano, lo so. Ma è così per me. Forse anche per questo andrò via, a fine estate, ancora una volta.
“Un paracadute che non si apre, questo è un bel modo di morire, o restare intrappolato tra gli ingranaggi di una macchina. Un lappone che con un morso ti strappa le palle, è così che me ne voglio andare!” Prendo spunto da una battuta di “Una pallottola spuntata” per toccare un argomento dove in realtà non c’è niente da ridere, ma è il mio modo di affrontare le cose della vita. Lo strazio di una malattia degenerativa mi costringe a riflettere sul valore del tempo. Il tempo che passa, che verrà, che manca e non ci sarà più. Il tempo per vivere e quello per morire. Qui mi fermo. Non riesco a sciogliere un dubbio. Il tempo di morire, quanto? Un attimo, un’ora, un giorno, un anno, o magari molti. Che senso ha? Vivere, soffrire. Nonostante tutto, non riesco a giudicare. Mi dico che così non ha senso... Ma qual è poi, il senso della vita? Quello vero intendo, non il programma di Paolo Banalis! Il senso… La vita… La mamma…
Mi sveglio presto la domenica mattina, non troppo ma abbastanza per distinguermi da quelli che il sabato sera hanno fatto le ore piccole e inevitabilmente si perdono mezza giornata di sole. Preparo un bel caffè doppio, riscaldo un cornetto, faccio fare colazione anche ai miei due gatti che appena sentono che scendo le scale mi vengono incontro circondandomi di miagolii. Apro la finestra. Il paese è già in movimento. Mentre mi godo la sfilata dei vari freaks paesani la caffeina mi apre gli occhi. Sfoglio il giornale di ieri e la mia attenzione cade su una notizia: Amazzonia, scoperti gli uomini rossi. La foto ritrae una primitiva tribù di uomini con tanto di archi e frecce. Non hanno mai avuto contatti con l’uomo bianco. Ho un sussulto. Guardo la lavatrice, il forno a microonde. Penso al caffè che sto bevendo e alla macchina supertecnologica che me lo ha preparato in pochi secondi e riguardo la foto degli uomini rossi. Quest’immagine, tradotta in pensiero, mi disorienta. Penso al tempo. Il nostro tempo. Ma nostro di chi? Un clacson sguaiato mi riporta alle mie coordinate spazio-temporali. Un vecchio furgone blocca la strada. Il fischietto del vigile diventa insopportabile. Riguardo la foto e ho come l’impressione di dovermi giustificare. Chi ha ragione? Io, o gli uomini rossi?
Le donne in piazza contro la revisione della legge sull’aborto le abbiamo viste pochi mesi fa. Sento riaccendersi gli entusiasmi per il nucleare, come se fosse una novità, come se non se ne fosse mai parlato in passato. Adesso anche gli scontri violenti tra giovani comunisti e fascisti sono all’ordine del giorno. Aggressioni trasformate in rissa. Spedizioni punitive di stampo razzista, come al Pigneto a Roma. Non ha importanza se a guidare la spedizione in realtà è stato un misterioso individuo con tanto di Che Guevara tatuato sul braccio, l’importante è inserire qualche svastica qui e lì e la notizia c’è! A questo punto, prima che gli Stati Uniti dichiarino nuovamente guerra al Vietnam, decido di andare a comprarmi un bel paio di jeans a zampa di elefante e una coloratissima camicia con colletto a punte lunghe 30 cm. Mentre aspetto che le brigate rosse organizzino un nuovo eclatante rapimento mi rilasso sul divano leggendo le mitiche avventure dei Freak Brothers. Il vinile che mi fa compagnia è il mio preferito: The dark side of the moon. Non resta che accendersi un bel cannone di ganja…
Rifondazione ha avuto un’idea geniale: chiedere la grazia per Annamaria Franzoni.
Gli sembrava così strano essere rimasto solo. Non riusciva a capire… Le poche persone più care, quelle con cui aveva un legame affettivo solido, famigliare, intimo, oserei dire, sono scomparse. Che strano, pensava. Eppure è un atteggiamento che si sarebbe aspettato da altri, ma non da loro. Non può essere, si ripeteva. Ma come è possibile che proprio quelli per cui sentiva di avere un feeling particolare, si sono improvvisamente tirati indietro nel peggiore dei modi? Sono le stesse persone che fino a ieri c'erano. Oggi, non più. Perché? Continuava a ripetersi che tutto questo non poteva essere vero. Ci doveva essere un’altra spiegazione! Era triste. Stanco. Chiunque poteva rendersi conto che nell’enorme peso che si portava sulle spalle non c’era posto per l’indifferenza. Eppure…
Finalmente ho capito dove sbaglio. La fregatura è nascosta nell’aspettativa, esattamente in quello che ragionevolmente ci si aspetterebbe dagli altri. L’inghippo è tutto dentro la parola ragionevolmente. Ragionevole per chi? Secondo cosa? Ho sempre avuto il sospetto che fosse da quelle parti il problema, ma ero in un periodo in cui nella mia ragionevolezza davo per scontate la buona educazione, il rispetto, la partecipazione. Oggi mi sento più consapevole; se diminuisco le aspettative diminuirò anche le delusioni. È matematica. Non posso sbagliare. Anche Epicuro diceva qualcosa di simile riguardo alla ricerca della propria felicità. Basta togliere. Sottrarre. Accontentarsi di poco per poi sorprendersi quando riceveremo di più. Di questo passo mi commuoverò al saluto del postino.